Migrazione di un sito in ottica SEO

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Quando si decide di procedere con la migrazione di un sito web, sono molteplici le variabili da tenere in considerazione. In primis, però, è importante capire quando è necessario – e quando non lo è – intraprendere questa strada per migliorare la fruibilità e le performance del sito stesso: se non gestita correttamente e in modo professionale, la migrazione di un sito può infatti avere forti impatti sulla visibilità del dominio sui motori di ricerca e sull’esperienza di navigazione dell’utente stesso. Ed è proprio per questo motivo che gestire la migrazione di un sito in ottica SEO risulta di fondamentale importanza per assicurare così l’incremento dei flussi di entrata grazie al traffico organico.

Quando e perché procedere con la migrazione di un sito web

La maggior parte delle modifiche che necessitano della migrazione di un sito in ottica SEO possono essere ridotte a queste tipologie:

  • Cambiamenti del nome di dominio
  • Necessità di utilizzo di una diversa piattaforma CMS
  • Modifiche della struttura di base
  • Miglioramento del posizionamento del sito web sui motori di ricerca
  • Cambiamenti sostanziali dell’architettura del sito
  • Passaggio da un dominio di primo livello nazionale (ilmiosito.it) a un dominio di primo livello generico (www.ilmiosito.com/it)

In questi casi, che sia un blog, un semplice sito vetrina o un e-commerce, la migrazione di un sito web è sempre necessaria.

In termini SEO, però, la grande differenza risiede nel cambio di nome del dominio e nella modifica degli URL: in questi casi, si potrebbe andare incontro alla perdita della cosiddetta link juice, ovvero dell’autorevolezza trasferita attraverso l’utilizzo di un link da una pagina web ad un’altra. Anche con una corretta impostazione di tutti i reindirizzamenti necessari, il profilo backlink – creato naturalmente nel tempo o tramite un’attività SEO off-site – dovrà essere ricostruito pressoché da zero.

Se ben ponderata, però, la migrazione spesso rappresenta la svolta decisiva per un brand: per questo la sua gestione in ottica SEO è determinante nel definire il successo del progetto.

Le fasi di una migrazione di un sito web in ottica SEO

Prima di tutto, è bene valutare con attenzione le tempistiche in base al mercato in cui si opera: il restyling di un sito web, infatti, sarebbe meglio portarlo a termine in periodi dove vi sono fisiologici cali delle vendite. Si prenda ad esempio un brand specializzato nella produzione di abbigliamento da sci: in tal caso, la stagione migliore per mettere in atto una migrazione è sicuramente l’estate, dove gli acquisti tendono a diminuire notevolmente per la natura dei prodotti stessi.

Una volta definite le tempistiche, si entra nel vivo della migrazione, che può essere suddivisa in tre diverse fasi, dove l’intervento di un team di SEO specialist diventa decisivo:

  1. Fase pre-migrazione – Rappresenta il momento più delicato dell’intero processo, dove è necessario analizzare nel dettaglio il sito che si intende migrare per individuare criticità da correggere e punti di forza da mantenere. Dunque, oltre a un audit SEO del vecchio sito, è anche bene individuare tutte quelle keyword che offrono i migliori posizionamenti e l’elenco dei backlink, per poter avere un quadro definito della situazione e poterla replicare sul nuovo sito. Sempre in questa fase, bisogna preparare una mappatura di tutte le URL e dei meta tag, in modo che niente vada perduto a causa del trasferimento del sito web e reindirizzare i vecchi URL verso le nuovi versioni. Non bisogna dimenticarsi poi della generazione del nuovo file Robots.txt, della nuova Sitemap e un controllo – meticoloso – per verificare che tutti i contenuti e i Metatag siano stati implementati nel modo corretto.
  2. Migrazione di un sito web – Si è pronti ora al go-live del sito: in concomitanza di questa fase, è fondamentale attivare e verificare i reindirizzamenti 301 e 302, cuore della migrazione. Si passa poi agli script di tracciamento tramite i tool di analisi e di monitoraggio (Google Tag Manager, Google Analytics e Google Search Console) e all’aggiornamento – laddove possibile – dei link di ingresso.
  3. Fase di post-migrazione – Ora arriva la fase di controllo SEO: indicizzazione, posizionamenti e performance del nuovo sito necessitano infatti di un check costante per le prime settimane che seguono la migrazione del sito web, per poter intervenire prontamente nel caso vi fossero cali in termini di visibilità e usabilità del sito web.

Come visto, dunque, se non si ha a disposizione un piano d’azione ben definito, che vada a contemplare tutti i fattori e le variabili elencati, la probabilità di insuccesso è molto alta – e con essa la perdita di visibilità in termini di posizionamenti sui motori di ricerca. Per questo motivo, è bene programmare con anticipo gli interventi, organizzare le risorse e affidarsi a dei professionisti del settore, affinché la migrazione possa rappresentare un successo.

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